ELISABETTA PERRONE

Sono nata ad Alessandria nel 1962 ed ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia già da ragazzina, per una passione ereditata da mio padre e ancor prima portata avanti dal nonno paterno, che scattava e stampava in bianco e nero. Ricordo ancora oggi la gioia quando, per i miei tredici anni, mi fu regalata la mia prima macchina fotografica, una Polaroid. Mi sono dedicata alla fotografia con più assiduità dai diciotto anni in poi, quando ho iniziato a mettere in pratica l’altra mia grande passione, viaggiare.  Ho fatto dei miei viaggi dei veri e propri reportage fotografici.  

 

Ho girato molto. Visitato diversi paesi extra-europei e soprattutto il continente da me più amato, l’Africa.   Sono riuscita a visitare e quindi a fotografare negli anni novanta paesi ancora lontani dal turismo, facendo viaggi molto faticosi, vivendo a contatto con le popolazioni locali, come ad esempio l’Etiopia.

Ho fatto parte durante la mia vita in Piemonte del Fotoclub di Ovada, con il quale ho realizzato diverse mostre fotografiche, anche a carattere didattico.  Dopo il mio trasferimento in Liguria mi sono iscritta nel 2000 al Fotoclub Riviera dei Fiori di Sanremo, con il quale ho collaborato per la realizzazione di mostre e incontri fotografici.  Nel 2018 con mio marito Antonio Semiglia e altri quattro amici e bravi fotografi abbiamo dato inizio a questo nuovo progetto che è DIGITARTINFOTO, con il quale stiamo portando avanti diverse iniziative.

Ho scattato per anni in diapositiva e da poco tempo sono passata al digitale, anche se con un po’ di rimpianto per le vecchie tecniche.

Amo fotografare in toto, ma quello che più mi si addice sono il reportage e il ritratto. Per me quello che più conta nello scatto fotografico è riuscire a immortalare e a trasmettere a chi osserva le mie foto cosa si nasconde dietro un gesto, un attimo di vita, uno sguardo. Utilizzando con molta modestia le parole di Steve Mc Curry io credo che “Un bel ritratto svela sempre qualcosa di importante di una persona e sono sempre stato affascinato dalla possibilità di conoscere la storia e la vita di chi ho fotografato attraverso il suo viso, il suo sguardo, come se il vissuto vi fosse inciso in modo indelebile”.